San Nicolò, la festa di una comunità

Come Gesù, in quel tempo, entrò in Gerusalemme, così oggi entra nella nostra città: si fa vicino, attraversa le vie e abita le case. Occorre accorgersene e non restare indifferenti per dire con riconoscenza e stupore che il Signore sta davvero in mezzo a noi: Lecco è una città abitata da Dio e chi lo cerca qui può incontrarlo.

Papa Leone XIV, il 28 novembre scorso, a İznik, in Turchia, nei pressi degli scavi archeologici dell’antica basilica di San Neofito, ha affermato che questa ricorrenza “è un’occasione preziosa per chiederci chi è Gesù Cristo nella vita delle donne e degli uomini di oggi, chi è per ciascuno di noi. Questa domanda interpella in modo particolare i cristiani, che rischiano di ridurre Gesù Cristo a una sorta di leader carismatico o di superuomo, un travisamento che alla fine porta alla tristezza e alla confusione”. Ciascuno di noi, dunque, questa sera si chieda: “Chi è per me Gesù?”. Non possiamo dirci cristiani solo perché siamo cresciuti in una famiglia e in una cultura cristiana. Non possiamo dire che la nostra città è cristiana perché questa è la sua tradizione, non è sufficiente; come non è sufficiente “fare cose” da cristiani, seppure cose tutte buone. Noi sul “fare” siamo bravi ma non basta.

Occorre coltivare e custodire una fede essenziale, libera, evangelica. Una fede leggera, non appesantita da consuetudini o impolverata da abitudini. Una fede consapevole e fresca che ristora e affascina la vita; non uno status che dà prestigio o una cosa in più da fare, ma il senso, la bellezza, la verità di ciò che siamo e facciamo.

Il santo, nella sua arringa contro l’eretico Ario, dimostrò che come il mattone è fatto di terra impastata con acqua e cotto al fuoco, tre elementi diversi che formano un’unica realtà, così l’unico Dio, nella sua essenza, è comunione perfetta e relazione di unità nella Trinità. Alle parole segue un leggendario miracolo: dal mattone scende una cascata d’acqua, nella mano resta la terra e al cielo s’innalza il fuoco.

Anche la nostra città sta vivendo profondi cambiamenti: alcuni richiedono di essere riconosciuti e accolti, altri di essere progettati e governati. Non bisogna dimenticare che i soli criteri del profitto e della convenienza sono estremamente riduttivi e rischiosi. Il cambiamento potrà fare di Lecco “uno dei paesi più belli del mondo”, come scriveva il Manzoni, se saprà prendersi cura delle persone, di tutte, e in particolare delle più fragili e sole. Sarà vero se sarà il frutto del sogno di tutti e non solo di alcuni.

Gesù, artefice del cambiamento della storia e di Gerusalemme, entra in città dopo che l’asina è stata slegata. Anche noi abbiamo nodi da sciogliere perché il Signore abiti la città e la città si rinnovi per il bene comune. Occorre dipanare tutto ciò che causa isolamenti e solitudini, dentro le famiglie, nei condomini, nella comunità. Tirare i fili di legami sbloccati da risentimenti o rancori; ritrovare la bellezza del buon vicinato andato perduto; non lasciare soli gli anziani; offrire occasioni ai giovani perché siano protagonisti; intensificare le collaborazioni e le sinergie tra le istituzioni e i corpi intermedi. Sciogliere ciò che ha inceppato il rispetto e il dialogo tra le generazioni, ritrovare le parole per condividere l’esperienza degli adulti e i sogni dei giovani, quelle della stima reciproca e della fiducia sincera.

dall’omelia di mons. Bortolo Uberti, Prevosto di Lecco, nella messa solenne per la solennità di san Nicolò

Condividi

Correlati

Agenda

Pellegrinaggio in Umbria

La comunità pastorale Madonna del Rosario organizza un pellegrinaggio in Umbria aperto a tutti: dal 14 al 17 settembre 2026 visiteremo Assisi, Spello, Spoleto e