Il Santuario della Vergine della Vittoriadi Lecco costituisce una realtà pressoché unica nel panorama italiano.
II motivi di questa unicità saranno illustrati venerdì 6 marzo e sabato 7 marzo da un prestigioso team di ingegneri e architetti (Franco Parolari, Francesco D’Alessio, Anselmo Gallucci) e professionisti del patrimonio culturale (Gian Luigi Daccò, Giovanna Virgilio).
Di particolare importanza lo stesso progetto, dovuto a Pietro Palumbo, architetto toscano,formatosi però nel primo Novecento alla scuola di Ludwig Baumann, uno dei maggiori esponenti del tardo storicismo viennese.
Dopo aver lavorato a lungo nella capitale austriaca, Palumbo accettò l’incarico della Curia di Milano per il Santuario della Vittoria di Lecco.
Collaborò strettamente con luil’ingegnere lecchese Giulio Amigoni, che seppe risolvere in modo ingegnoso lenumerose sfide tecniche poste da un progetto così ardito.
Inoltre, la chiesa all’interno ospitauna sorta di piccolo museo d’arte sacra, costituito da affreschi e dipinti antichi,acquisiti appositamente per essere esposti in questa sede.
Una collezione artistica che, in dialogo con modanature policrome di altari marmorei, crea un ambiente di rara suggestione.
Oltre alvalore artistico va sottolineataperò la particolare valenza spiritualedella cripta del Santuario, che rappresenta uno dei rari luoghi in cui la memoria dei caduti nei conflitti del Novecento prescinde dalla geografia dei teatri di battaglia e dalle divisioni ideologiche, per focalizzarsi solo sul sacrificio umano e sulla Pietas dovuti a tutti i morti in guerra.
Vi dormono infatti, accumunati insieme nella morte, circa duecento caduti provenienti dai fronti delle guerre d’Africa, da quelli della Prima e della Seconda guerra mondiale. Aviatori, marinai, alpini efanti, caduti in Russia, in Italia e nei Balcani.
Prigionieri austriaci e russi, partigiani e militari della Repubblica Sociale Italiana.





