Comunicare oggi il bene: a “Opere Sante” una intensa riflessione a più voci

“Tutti noi abbiamo bisogno di bellezza e di bene. Oggi più ancora che nel passato. Ma come possiamo raccontare questo bisogno? E come possiamo realizzare opere sante, come Beato Angelico o San Nicola hanno fatto con la loro vita, mettendola al servizio della bellezza, della giustizia e del bene?”. 

È su questi interrogativi, posti da Mons Davide Milani, prevosto di Lecco e presidente dell’Associazione culturale Madonna del Rosario, che si è sviluppato ieri sera a Palazzo delle Paure l’incontro dal titolo “Raccontare oggi storie di bene”. Presenti in videoconferenza Gerardo De Simone, curatore della mostra, e la direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta, costretta a Roma da un impegno istituzionale inatteso, è stata proprio quest’ultima che, nel ricordare come “comunicare il bene e il bello è parte della mission dei musei del Papa”, ha sottolineato come non basta preservare il patrimonio della creatività del passato ma “occorre tramandarlo e condividerlo”, come è stato nel caso del prestito eccezionale dei due scomparti della predella del Polittico Guidalotti di Beato Angelico.

“Lecco ha fatto proprie le parole di don Bosco, che chiedeva di fare il bene e farlo bene”, ha evidenziato nel suo intervento il Sindaco della città, Mauro Gattinoni, che ha proseguito: “La nostra è una comunità in cui ciascuno si prende cura dell’altro, e lo fa sia a livello di singoli e associazioni, che a livello istituzionale, come è nel caso del racconto che Beato Angelico fa della vita di San Nicola. Un lascito di cui tutti abbiamo un pezzettino di merito”.

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L’esperienza dei podcast è stata al centro dell’intervento di Alessandra Milano, head di Chora Media: “In una società che va di fretta, il podcast è un media in controtendenza, perché costringe le persone che lo ascoltano a prendersi del tempo per ascoltare e riflettere sulle storie che raccontiamo e che condividiamo”.

Proprio l’ascolto è per il regista e curatore artistico Davide Rampello la chiave per riconoscere il bene e il bello, che è ciò di cui “l’uomo ha sete”. Una sete che viene espressa fin dai tempi più remoti: è Saffo a darne conto, parlando per prima di “bella luna”, con tutta la sacralità che il termine bellezza, attribuita ad una dea come era ritenuta appunto la luna, reca con sé. “È una bellezza che ha in sé il concerto di verità, bontà e giustizia” ha sottolineato Rampello, continuando: “Di fronte all’arte dobbiamo ricercare un’archeologia del sentimento, risvegliando quello che abbiamo dentro di noi”. Così come Beato Angelico nella sua pittura fa risuonare il sentimento di amore e di sacralità che prova in sé e lo interpreta, allo stesso modo ciascuno di noi deve trovare la capacità di abbandonarsi al proprio animo. E ha concluso: “Oggi, in cui tutto ci spinge a correre, i cieli sono sempre più vuoti e l’uomo è sempre meno portato a guardare verso l’altro. Ma la tensione all’alto è la vera spinta che ci anima: dipende da noi ritrovarla”.

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