WordPress San Carlo al porto – Leccocentro

In località Porto sorge un elegante palazzo barocco caratterizzato da un lungo fronte verso il lago e da un oratorio che fu per secoli la cappella privata di questa dimora. Il palazzo era stato costruito nel XVI secolo dalla famiglia Bonanomi che si occupava di riscuotere i dazi per l’attraversamento del ponte realizzato da Azzone Visconti nel Trecento.

L’edificio passò nel 1678 ai Recalcati che, divenuti nobili nel 1681, costruirono l’oratorio di famiglia dedicato a San Carlo Borromeo, oratorio nel quale si celebravano le funzioni anche per gli abitanti del Porto, altrimenti costretti a recarsi nel borgo di Lecco.

Antonio Recalcati, che fu senatore di Milano, dispose che il piccolo tempio servisse anche agli abitanti del luogo; allora il Porto era nella giurisdizione della parrocchia di Lecco e in tal modo si offriva a chi non poteva attraversare il ponte la possibilità di assistere comodamente alle funzioni religiose. Nel 1964 la chiesina fu dotata di balaustre di pietra, stucchi, marmi, altare e soprattutto di un bel dipinto con funzioni di pala d’altare che raffigura la Vergine, San Carlo e angeli.

Nel 1820 la proprietà passò nelle mani della nobile famiglia Testori De Capitani che, avendo a Garlate una grande casa con giardino, si obbligò all’onere di una messa festiva nell’oratorio, continuando l’impegno assunto un secolo prima dai Recalcati. Nel 1800 la chiesa e il palazzo avevano subito ingenti danni a causa dello scontro armato fra le truppe napoleoniche e quelle alleate austro-russe, impegnate nella celebre “battaglia di Lecco”.






Il grande palazzo Recalcati presenta ancora oggi un aspetto secentesco, si svolge secondo una pianta a U sopra una corte che un tempo era chiusa verso occidente da una cortina di case rustiche abitate dai coloni della nobile famiglia. Sostanziali modifiche furono portate sia alla facciata del palazzo sia al cortile interno mediante la formazione di un atrio porticato a tre fornici e di un monumentale scalone che porta al piano nobile. Di grande effetto scenografico era anche il vasto giardino arricchito da statue che si spingeva fino alle falde del Monte Barro, oggi solo in parte superstite.

Rovesci finanziari colpirono intorno al 1890 la famiglia Testori De Capitani e la proprietà di Malgrate fu messa all’asta. Pervenne nel 1894 un facoltoso commerciante di Olginate, Felice Figini, che fu poi sindaco di Malgrate. Alla sua morte fu ereditata da una delle tre figlie, Carolina, che aveva sposato un Trabattoni. L’antico palazzo fu successivamente venduto alla curia milanese, mentre in una parte del giardino i Trabattoni edificarono una grande casa a più piani per la loro abitazione. Per molti anni il palazzo non ricevette un’adeguata manutenzione e trasmetteva un senso di semi abbandono fino agli anni settanta del secolo scorso, quando finalmente si pose mano a un rifacimento della facciata che assunse un aspetto decoroso.

A partire dal 1973 don Eugenio Ronchi era stato aggregato come coadiutore alla parrocchia di San Nicolò con il preciso incarico di occuparsi dei parrocchiani residenti al Porto. Ci fu subito un problema da affrontare e risolvere, quello del luogo di culto. La chiesetta dedicata a San Carlo era infatti ancora privata e, secondo la consuetudine, veniva concessa solo per la celebrazione della messa festiva. Bisognava trovare un’alternativa, non solo per i giorni feriali ma anche per quelli festivi: la cappella del palazzo, infatti, non bastava più. La soluzione venne trovata in un…negozio. 

I Monti infatti misero a disposizione i locali annessi alla macelleria. La prima messa venne celebrata la notte di Natale del 1973. I ragazzi del Porto, ormai sposati e con figli, manifestarono la necessità di avere una parrocchia al Porto con un oratorio come punto di aggregazione dei tanti bambini che c’erano nel nuovo quartiere.

L’anno decisivo fu il 1977 quando anche il palazzo sembrava destinato a subire la sorte degli altri edifici con la demolizione e la sostituzione con nuovi condomini. Furono i “ragazzi” del Porto a ribellarsi a questa prospettiva. La Curia non solo acquistò lo stabile nel 1976 ma istituì la nuova parrocchia con decreto firmato dal Cardinale Colombo in data 4 Novembre 1977, solennità di San Carlo Borromeo al quale la parrocchia stessa venne dedicata. Come nuovo parroco venne scelto don Eugenio Ronchi che aveva già seguito il Porto nei tre/quattro anni precedenti: una parrocchia dove c’era tutto da costruire, cominciando dagli spazi fisici visto che al momento dell’istituzione il palazzo acquistato dalla Curia era occupato ancora da dieci famiglie e da cinque magazzini.

Con la sua trasformazione in sede parrocchiale, venne realizzata la nuova chiesa, visto che l’oratorio secentesco non poteva certo contenere la popolazione di fedeli andata moltiplicandosi negli anni Sessanta e Settanta nel Novecento. La nuova chiesa venne progettata nel 1976 dall’architetto lecchese Bruno Bianchi che, come, detto, recuperò gli spazi delle scuderie, mantenendo le travi antiche del soffitto e creando un sobrio ambiente di preghiera.

Una decina di anni più tardi, a partire dal 1988, vennero invece realizzate le vetrate realizzate dall’artista Trento Longaretti che vi realizzò una serie di scene tra la vita quotidiana di contadini e artigiani intrecciate con insegnamenti catechisti e messaggi di fede.

C’è una scena particolare che richiama l’attenzione dei lecchesi: ci sono due donne chine a raccogliere i prodotti della terra e tre artigiani al lavoro, mentre sullo sfondo campeggia una fabbrica con la sua ciminiera, simbolo dell’industriosità del territorio e che potrebbe richiamare i capannoni della lecchese ex Aldé che si trovavano proprio di fronte al Porto, al di là dell’Adda.

Sulla chiesa, che conserva inoltre alcune reliquie di san Carlo tra cui un guanto, dal 1997 veglia la “Madonnina del Porto” soccorso a tutti noi nelle nostre necessità spirituali e materiali.

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