Il regista Giorgio Diritti al Nuovo Aquilone

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La ripresa del percorso del cineforum del Nuovo Aquilone nel nuovo anno è stata ieri una giornata di vero cinema: la presenza per le proiezioni di “Lubo” del regista Giorgio Diritti e della produttrice Francesca Scorzoni per presentare il film e dialogare con gli spettatori è stata davvero apprezzata dal pubblico.

“Cerco sempre storie con la scommessa che il racconto diventi patrimonio, un restituire sensibilità. – ha spiegato il regista nei due incontri con il pubblico – Da questa ricerca ecco la storia di Lubo: un uomo fiero, forte, ma anche un artista, un sognatore. Un padre che ama la propria famiglia, ma è consapevole del conflitto in cui è inserito. Un uomo che viene trasformato dagli eventi: lo specchio di tutti noi quando subiamo un’ingiustizia. La sua storia è quella di un uomo che a un certo punto del suo percorso di vendetta decide di mettere in gioco la propria vita per scommettere su una speranza di un mondo migliore: è la storia di un sacrificio e la possibilità di un’evoluzione, la fiducia in una redenzione”.

In questo si gioca la maggiore differenza dal romanzo “Il seminatore” da cui è stato tratto: “Rispetto al libro di Mario Cavatore, Lubo nel film non è un semplice vendicatore, ma è intriso di bene e male: è umano. Questo anche grazie al grande lavoro del suo interprete, Franz Rogowski, fondamentale per tenete insieme dolcezza e rabbia con la forza del suo sguardo. Con lui rappresenta anche il mettersi in gioco, il non voltarsi dall’altra parte. Su questo aspetto si gioca anche la necessità del Cinema come recupero di sensibilità di fronte alle tragedie, andando oltre l’abitudine della cronaca”.

“Proprio a partire da una storia dimenticata, la tragedia del popolo jenisch, muove questo film. – ha concluso la produttrice Scorzoni. – Una storia quasi dimenticata che abbiamo portato alla Mostra del Cinema di Venezia. È importante che il cinema risvegliare l’attenzione su alcuni eventi dimenticati”.

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